Già, perché Internet non è soltanto un mezzo attraverso cui si esercita la libertà individuale, e non è nemmeno solo uno strumento di emancipazione sociale dei “left behind” digitali: è anche un formidabile elemento di integrazione nell’economia di mercato di individui e aziende che di questo mercato sono rimasti ai margini, o che comunque potrebbero entravi in modo molto più massiccio.

Quindi il superamento del digital divide non è solo interesse di chi si trova dall’altra parte del fossato elettronico, ma è anche un obiettivo dalle ricadute economiche per quelli che già sono infoalfabetizzati e per tutto il Pil di un paese.

Nonostante ciò, da noi Internet viene messo a rischio sia in quanto diritto liberale sia in quanto diritto sociale. Forse perché la “libertà d’impressione” è anche e soprattutto stimolo a ricevere e a cercare i messaggi politici e culturali più diversi, per poi consentire a chiunque di costruirsi un’identità d’opinione propria: un obiettivo che sta all’opposto esatto rispetto al modello di un paese omogeneo, conformista e povero di biodiversità culturale, dove pertanto va benissimo investire in tivù.

— A me viene da piangere…. Via piovonorane
Beh che c’è di nuovo? Che stia finendo l’età dell’oro, il periodo più ricco e prospero nella storia dell’umanità lo sappiamo tutti; i posteri è così che ci ricorderanno.
— Io mi sto preoccupando già da un po’… Via Petrolio
Le cose che esistono già non c’è bisogno di disegnarle.
Io ne disegno di nuove e mi diverto a guardarle.
— (Gianni Rodari, “Il pennarello”) (via pensierispettinati)
Reblogged from Pensieri spettinati
Questa è da incorniciare!

Questa è da incorniciare!

Se qualcuno riesce a spiegarmi il nesso tra Voyager e la cultura, giuro che vado dal mio psichiatra, prendo il metadone e già tra due lunedì smetto di vedere Rai Due.

Ora, se dovessimo spiegare a uno straniero la situazione, penso che faticheremmo un po’: c’è un premier che sta facendo scempio di ogni regola civile per evitare i processi, e c’è un movimento nato spontaneamente dal basso per manifestare contro questo scempio.

In una situazione normale, un partito d’opposizione decente se ne compiacerebbe, anzi sarebbe entusiasta del fatto che l’opposizione non deve essere stimolata dall’alto ma proviene spontaneamente dal basso. Andrebbe quindi in massa in piazza Repubblica, mescolandosi al suo popolo.

Da noi no. Da noi il partito d’opposizione per far l’opposizione deve essere tirato per la giacca, e comunque si dividerà tra qualche favorevole, molti contrari, e quelli che andranno a dare un’occhiata, nel caso fortuito si trovino in città.

Ok, mettiamoci il cuore in pace, perché mi sa che ci terremo mr. B. molto a lungo…

Via Piovono Rane

Mi sento di dire che quando un politico, rappresentante del popolo, è in grado di andare in televisione a presentare lo spappolamento di tutti i processi in corso – per qualsiasi motivo lo dica – come una “riforma necessaria”, beh, noi abbiamo una serie rilevante di problemi davanti, anche se nessuno pare vederli. Lo Stato esiste per aiutare e proteggere il singolo, quando funziona bene – certo, a volte ha funzionato male e lo ha oppresso e violato: in ogni caso, il protetto, il singolo cioè, oggi sta assassinando il protettore per garantirsi la sopravvivenza, mentre tutti gli altri applaudono. Sembra il Vangelo.

Qualcuno dice che è come il fascismo: uh, no, no di certo. Per alcuni aspetti è un po’ peggio: almeno il fascismo era politica. Qua c’è solo un uomo perseguitato dal suo passato che scappa di corsa tra i palazzi del potere, inseguito dalla polizia, mentre mezzo paese gli urla dalle tribune “non di la! vai di la! forza! occhio dietro! spara al lampadario! butta giù la colonna! sei tutti noi!”. Ogni tanto qualcuno fa la ola.

Peggio - D-avanti